A cura di Anna Mega

Nonostante l’identificazione, nell’ultima decade, di molteplici marcatori di neurodegenerazione e di patologia associati alla malattia di Alzheimer (AD), riuscire a predire il grado di declino cognitivo nel tempo in persone con AD rimane una sfida. Essendo allora oramai nota l’associazione tra patologia tau e i correlati neurofisiologici dei deficit cognitivi, uno studio pubblicato su Jama Neurology ha indagato il valore prognostico della Tau-PET nel predire i cambiamenti cognitivi in persone appartenenti allo spettro clinico dell’AD e ne ha comparato l’accuratezza con gli oramai consolidati esami di risonanza magnetica (RMN) e PET con tracciante per l’amiloide (Amy-PET). A tal fine, gli autori hanno acquisito i dati basali di tau-PET, RMN e Amy-PET e i dati longitudinali inerenti alla funzionalità cognitiva globale di 1431 persone, di cui 673 senza deficit cognitivi (CU; stratificati in base all’esame Amy-PET come Aβ-positive e Aβ-negative), 443 con disturbo cognitivo lieve (MCI; Aβ-positive e Aβ-negative) e 315 con diagnosi di AD. I risultati sembrerebbero mostrare una superiorità della tau-PET nel predire il declino cognitivo nel tempo rispetto alla RMN e alla Amy-PET, specialmente nelle fasi prodromiche e precliniche dell’AD. La maggiore accuratezza della tau-PET si è infatti rilevata negli MCI Aβ-positive e nei CU Aβ-positive. Rispetto alla tau-PET, la RMN ha invece mostrato una maggiore accuratezza negli MCI Aβ-negative. Lo studio ha inoltre rilevato come a pari livelli di tau-PET si evidenzi un declino cognitivo più veloce nelle persone di età più avanzata; nessuna influenza è stata invece riscontrata per le variabili genere e genotipo APOE.

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https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34180956/