A cura di Elena Gatti

Su S, Shi L, Zheng Y, Sun Y, Huang X, Zhang A, Que J, Sun X, Shi J, Bao Y, Deng J, Lu L.
Leisure Activities and the Risk of Dementia: A Systematic Review and Meta-Analysis.
Neurology. 2022 Aug 10;99(15):e1651–63. doi: 10.1212/WNL.0000000000200929.

In letteratura sono numerosi gli studi che dimostrano l’importanza delle attività ricreative di svago come componenti principali per uno stile di vita sano. Tuttavia, l’evidenza del ruolo specifico di queste attività nella prevenzione della demenza risulta essere, ad oggi, ancora poco chiaro. La presente meta-analisi – che ha incluso un totale di 38 studi longitudinali con 2.154.818 partecipanti – aveva, dunque, l’obbiettivo di indagare gli effetti di diverse attività ricreative (tra cui le attività cognitive, fisiche e sociali) sull’incidenza della demenza in generale, della Demenza di Alzheimer (AD) e della Demenza Vascolare (VaD). 

In generale, è emerso che coloro che si impegnano in attività ricreative sembrerebbero avere un rischio inferiore del 17% di sviluppare demenza, rispetto a coloro i quali non si dedicano a tali attività. Nello specifico, le attività fisiche (con ciò intendendo camminare, andare in biciletta, praticare sport, ecc.) sarebbero associate ad un minor rischio del 17% sviluppare demenza in generale, AD e VaD. L’effetto protettivo di questa attività potrebbe essere spiegato dalle evidenze scientifiche che dimostrano come, a lungo termine, l’attività fisica sarebbe associata ad un miglioramento della funzione cognitiva generale, ad aumento dei livelli di fattore neurotrofico cerebrale, a minore atrofia cerebrale nonché ad una riduzione del rischio di eventi vascolari e metabolici. Le attività cognitive (come leggere, scrivere, ascoltare la radio, suonare strumenti musicali, praticare artigianato, ecc.) sembrerebbero, invece, essere in relazione con un rischio inferiore del 23% di sviluppare demenza in generale e AD. Per la loro natura, queste attività implicano una maggiore stimolazione mentale contribuendo, di conseguenza, ad aiutare a mantenere e migliorare le capacità cognitive, come la memoria, la velocità di elaborazione, il pensiero e le capacità di ragionamento. Infine, le attività sociali (es. adesione a circoli o ad attività di volontariato, religiose) sembrerebbero essere associate a una riduzione del rischio di demenza del 7%. L’effetto protettivo di quest’attività sulla funzione cognitiva potrebbe essere associato al fatto che i soggetti che svolgono questo tipo di attività hanno generalmente una migliore rete sociale, un migliore supporto emotivo con una conseguente riduzione dei livelli di depressione e di stress.

Questi risultati indicano la potenziale relazione tra vari tipi di attività ricreative e lo sviluppo dei diversi sottotipi di demenza, con conseguenti implicazioni per lo sviluppo di strategie e politiche di gestione precoci ed efficaci per la prevenzione della demenza.

Potete trovare l’articolo originale al seguente link:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35948447/