de Flores R. et al. (2015)
Structural imaging of hippocampal subfields in healthy aging and Alzheimer’s disease.
Neuroscience. 

L’atrofia dell’ippocampo, come evidenziato mediante esami di risonanza magnetica (MRI), è uno dei più validati e più largamente utilizzati biomarcatori della malattia di Alzheimer (AD). Tuttavia la sua accuratezza diagnostica, in termini di sensibilità e la specificità, non è elevata, da cui nasce la necessità di trovare misure di MRI migliori. Basandosi sui dati neuropatologici che mostrano una differente vulnerabilità delle diverse regioni dell’ippocampo ai processi di AD, i ricercatori di neuroimaging hanno cercato di catturare i corrispondenti cambiamenti morfologici interni all’ippocampo attraverso la MRI. Gli autori di questa review offrono una panoramica degli sviluppi metodologici che consentono la valutazione della morfologia delle sottoregioni ippocampali in vivo, e riassumono i risultati degli studi sugli effetti che AD ed il normale invecchiamento hanno su queste strutture. La maggior parte degli studi considerati hanno evidenziato un’atrofia focalizzata nella sottoregione CA1 nelle fasi precoci di AD (negli stadi di predemenza o addirittura preclinici), prima che l’atrofia diventi sempre più diffusa nella fase di demenza, in linea con la letteratura patologica. Studi preliminari hanno dimostrato che prendendo in considerazione il pattern di atrofia localizzata invece che la classica volumetria dell’intero ippocampo, aumenta l’accuratezza diagnostica nella fase di deterioramento cognitivo lieve (fase di MCI). Emergono tuttavia dati contrastanti per quanto riguarda i cambiamenti strutturali delle regioni ippocampali nell’invecchiamento normale e le correlazioni tra il volume di queste regioni e le abilità di memoria, probabilmente a causa della vasta eterogeneità nei metodi utilizzati tra i diversi studi. In generale, le analisi mirate alla sottoregioni ippocampali hanno dimostrato essere una tecnica promettente per gli studi sull’AD. Tuttavia, l’armonizzazione dei protocolli di segmentazione e la disponibilità di studi su campioni più numerosi sono necessari per consentire confronti accurati tra gli studi e per confermare l’utilità clinica di queste tecniche.

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